Modifiche alla Legge 3/2012

  • Modifiche alla Legge 3_2012

L’articolo 18 del DL 179/2012, successivamente convertito nella Legge 221/2012, ha apportato diverse modifiche alla Legge 3/2012 e ha di fatto riformato il Capo II della Legge 27 gennaio 2012 n.3, relativa alla composizione della crisi da sovraindebitamento, nel senso già auspicato dal Governo attraverso il disegno di legge A.C. 5117 (per maggiori informazioni sulle modifiche auspicate dal disegno di legge A.C. 5117 clicca qui).

In questo articolo esponiamo in maniera dettagliata le modifiche alla Legge 3/2012 relative alle Disposizioni Generali.

Modifiche alla Legge 3/2012 relative alle Disposizioni Generali

Le lettere d), e), f) e g) dell’articolo 18 del DL 179/2012 modificano il Paragrafo I della Legge 3/2012 relativo alle Disposizioni Generali, in particolare gli articoli coinvolti sono:

Articolo 6 (Finalità e definizioni)

In seguito alle modifiche alla Legge 3/2012, l’articolo 6 prevede che la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento sia disponibile non solo al debitore, ma anche al consumatore, che avrà facoltà di proporre ai propri creditori un apposito “piano” (ovvero il Piano del Consumatore) di ristrutturazione dei debiti, i cui presupposti e contenuti sono analoghi a quelli previsti per il debitore.
La lettera b) di tale articolo definisce inoltre il consumatore come “debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’ attività imprenditoriale eventualmente svolta”, è importante sottolineare che analoga precisazione non è prevista per il debitore, che dunque può essere una persona giuridica o un ente di fatto.
L’ articolo 6 della normativa fornisce infine la definizione di sovraindebitamento come “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente”.

Articolo 7 (Presupposti di ammissibilità)

Per quanto concerne i presupposti di ammissibilità, dopo le modifiche alla Legge 3/2012, l’articolo 7 stabilisce che l’accordo (o il piano) è proposto dal debitore (o dal consumatore) con l’ausilio di Organismi di Composizione della Crisi e deve garantire il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili. L’accordo (o il piano) deve inoltre prevedere:

  • scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi;
  • le eventuali garanzie rilasciate per il pagamento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei     beni;
  • l’integrale soddisfazione dei crediti derivanti dal tributi che costituiscono risorse proprie dell’Unione Europea, crediti derivanti dall’ imposta sul valore aggiunto, ritenute operate e non versate (prevista esclusivamente la dilazione).

È importante notare che, secondo quanto previsto da questo articolo, l’accordo (o il piano) può prevedere la non integrale soddisfazione dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, purchè sia assicurato il pagamento del credito in misura non inferiore a quella presumibilmente realizzabile attraverso la liquidazione del patrimonio. Questa valutazione dovà essere effettuata dall’ Organismo di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento.
In base alle disposizioni contenute nell’ articolo 7 della Legge 3/2012, il piano (o l’accordo) può prevedere altresì l’affidamento del patrimonio del debitore (o del consumatore) ad un gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori, da individuarsi in un professionista in possesso dei requisiti previsti per la figura di curatore fallimentare. Il gestore deve essere nominato dal Tribunale.
Il comma 2 dell’art. 7 prevede inoltre che il debitore (o il consumatore) non possa ricorrere a un piano (o ad un’accordo) quando:

  • è assoggettabili a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dalla Legge 3/2012;
  • ha fatto ricorso, nei precedenti 5 anni, alle procedure per la composizione della crisi da sovraindebitamento;
  • ha subito, per cause a lui imputabili, la revoca e la cessazione dell’omologazione di un precedente accordo;
  • ha fornito una documentazione che non consente di ricostruire in maniera completamente la situazione economica e patrimoniale del debitore (o consumatore).

Attraverso le modifiche apportate dall’ articolo 18, comma 1, lettera e), numero 4) del D.L. 179/2012; viene inserita un’ulteriore disposizione all’ articolo 7 della Legge 3/2012: il comma 2-bis.
Con il nuovo comma 2-bis dell’art. 7 viene introdotta una deroga per l’imprenditore agricolo che – nonostante la fallibilità – potrà ugualmente accedere alla composizione della crisi da sovraindebitamento.

Puoi leggere anche:
Modifiche alla Legge 3/2012, Sezione III

Articolo 8 (Contenuto dell’accordo o del piano del consumatore)

Secondo le disposizioni previste dall’ art. 8, anch’ esso modificato dal D.L. 179/2012, l’accordo (o il piano) dovà essere formulato in modo da consentire la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso “qualsiasi forma”, anche mediante la cessione di crediti futuri.
Se i beni o i redditi del debitoe non siano sufficienti al fine di garantire la fattibilità del piano (o dell’accordo), egli potrà fare ricordo a uno o più garanti che dovranno a loro volta sottoscrivere la proposta di accordo e acconsentire al conferimento, anche parziale, di redditi o beni sufficienti per assicurare la sostenibilità del piano (o dell’accordo).
L’articolo 8 della Legge 3/2012, dispone inoltre che “nella proposta di accordo sono indicate limitazioni all’ accesso al mercato del credito al consumo, all’ utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari”.
Dopo le modifiche alla Legge 3/2012, la disposizione prevede infine l’ulteriore possibilità di una moratoria di un anno dall’ omologazione dell’accordo o del piano per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, “salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione”.

Articolo 9 (Deposito della proposta)
Per quanto riguarda il deposito della proposta, questo dovrà essere effettuato presso il Tribunale del luogo in cui ha la sede il debitore, oppure presso il Foro dove la la residenza il consumatore. Al comma 1 viene inoltre precisato che, entro 3 giorni dal deposito in Tribunale, il piano (o l’accordo) dovranno essere presentati dall’O.C.C. all’ agente della riscossione (Equitalia) ed agli uffici fiscali (Agenzia delle entrate), nonché ai competenti enti locali. Il comma 1, articolo 8 riporta anche un ulteriore indicazione: la proposta dovrà contenere la ricostruzione della posizione fiscale del debitore insieme con l’indicazione di eventuali contenziosi pendenti.
Al comma 2 viene indicato che, unitamente alla proposta, devono essere depositati:

  • l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute,
  • l’elenco dei beni e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni,
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni,
  • l’attestazione di fattibilità del piano
  • l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo famigliare corredata dal certificato dello stato di famiglia.

Al comma 3 viene precisato che se il debitore svolge un’attività d’impresa, dovrà depositare anche le scritture contabili degli ultimi tre esercizi.
A seguito delle modifiche alla Legge 3/2012, al suddetto articolo vengono aggiunti i seguenti commi: 3 – bis, 3 – ter, 3 – quater.
Al comma 3-bis viene indicato che il consumatore dovrà allegare una relazione particolareggiata dell’Organismo di Composizione della Crisi, contenente:

– l’ indicazione delle cause dell’indebitamento e il grado di diligenza impiegato dal consumatore nell’ assumere volontariamente le obbligazioni,

  • l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte,
  • il resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi 5 anni,
  • l’indicazione dell’eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;
  • il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonché sulla probabile convenienza del piano rispetto all’ alternativa liquidatoria.

Il comma 3-ter prevede che il Giudice possa concedere un supplemento di 15 giorni al massimo per modificare e/o integrare la documentazione, infine, il comma 3-quater stabilisce la sospensione degli interessi legali al momento del deposito della proposta del debitore o del piano del consumatore “a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile”.
Importante sottolineare come, a seguito nelle modifiche alla Legge 3/2012 relativo alle disposizioni generali, l’accesso alla normativa è stato agevolato in particolare attraverso l’estensione dell’accesso al privato consumatore e all’ azienda agricola e mediante un prolungamento del termine di cui alla lettera b), comma 2, art. 7 della Legge 3/2012 (il testo previgente individuava un termine triennale).

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